(Roma, 28 ottobre 2026) – Un’Italia molto lontana dall’attuazione dell’Agenda 2030: nel 2025, l’indice che sintetizza la performance rispetto ai 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile è sostanzialmente fermo e ben sei Obiettivi registrano un peggioramento rispetto all’anno precedente. Inoltre, il 58% dei 38 target quantitativi fissati per il 2030 non appaiono raggiungibili, una percentuale invariata rispetto allo scorso anno, nonostante gli effetti positivi del Pnrr. Inoltre soprattutto in campo ambientale e sociale, le norme e le politiche esistono ma la loro attuazione è decisamente insufficiente. Sono i punti principali del nuovo Rapporto annuale dell‘ASviS “Rapporto ASviS 2026. Un’agenda per la prossima legislatura, e non solo” appena presentato, con numeri e dati che fotografano le condizioni di vita delle persone.

Significative e preoccupanti sono le rilevazioni riguardanti le giovani generazioni: 1,1 milioni di minori vivono in famiglie che sono in povertà assoluta; solo il 31,1% dei giovani tra i 25 e i 34 anni è laureato a fronte dell’obiettivo del 45% entro il 2030; la riduzione della dispersione scolastica si accompagna ad un peggioramento delle competenze degli studenti; circa il 16% degli adolescenti e delle adolescenti e quasi un giovane su cinque nella fascia 18-34 anni presentano disagi psicologici e oltre 600mila minori sono seguiti dai Dipartimenti di Salute Mentale.

Rispetto al 2010 l’Italia ha registrato vari peggioramenti e progressi complessivamente modesti: infatti, si trova oggi in condizioni peggiori di 15 anni fa per 5 Obiettivi (sconfiggere la povertà, acqua pulita e servizi igienico-sanitari, ridurre le disuguaglianze, vita sulla terra, pace, giustizia e istituzioni solide) e sostanzialmente invariate per altri cinque (sconfiggere la fame, salute e benessere, imprese, innovazione e infrastrutture; città e comunità sostenibili, partnership per gli obiettivi).

Miglioramenti limitati si rilevano in cinque casi (istruzione di qualità, parità di genere, energia pulita e accessibile, lavoro dignitoso e crescita economica, lotta contro il cambiamento climatico, imprese e innovazione), più consistenti solo per l’economia circolare e la vita sott’acqua.

In dettaglio secondo quanto emerge dal Rapporto dell’ASviS, gli elementi rilevanti sono, la povertà e i divari che restano emergenze nazionali; una transizione energetica troppo lenta; l’ emergenza climatica con l’Italia che si riscalda a velocità doppia rispetto alla media globale; lo stress idrico con la dispersione media del 42,4% dell’acqua potabile; la crescita dell’inflazione con il carovita che pesa di più sulle giovani generazioni; la situazione dei minori: oltre 113mila sono seguiti per maltrattamento, quasi 1,3 milioni vivono in povertà assoluta; la disparità di genere nel lavoro di cura: con 195mila donne laureate in fuga dal sud; la sanità con circa sei milioni di italiani rinunciano alle cure.

Il ritardo italiano, spiega il Rapprto dell’ASviS, non differisce da un quadro europeo e internazionale preoccupante.

Nell’Unione europea la quota dei traguardi quantitativi raggiungibili entro il 2030 scende dal 53% al 47% e sette Obiettivi registrano un peggioramento nell’ultimo anno (povertà, salute, istruzione, disuguaglianze, vita sott’acqua, giustizia e istituzioni solide e partnership) e solamente per uno (sconfiggere la fame) si registra un miglioramento.

A livello internazionale, soltanto il 15% dei Target dell’Agenda 2030 è sulla buona strada per essere conseguito; il 21% registra progressi moderati, il 32% avanzamenti marginali, il 17% è in stagnazione e il 15% in regressione.

Conflitti, crisi climatica e ambientale, tensioni geopolitiche e indebolimento di cooperazione e diplomazia ostacolano il cammino verso lo sviluppo sostenibile: nel 2025 gli aiuti allo sviluppo sono diminuiti del 23,1%, mentre la spesa militare mondiale ha raggiunto la cifra record di 2.900 miliardi di dollari, ben il 2,5% del Pil globale. L’impatto economico della violenza nel mondo è stato quantificato in circa 21.800 miliardi di dollari nel 2025: una cifra pari a circa cinque volte il fabbisogno annuale di finanziamento per gli SDGs nei Paesi in via di sviluppo.

Alla presentazione del Rapporto alla Camera, dopo le relazioni del direttore scientifico dell’Asvis Enrico Giovannini, dei presidenti dell’Alleanza Marcella Mallen e Pierluigi Stefanini, di Mario Nava, direttore generale della DG Occupazione della Commissione europea; di Stefano Scarpetta, chief economist dell’Ocse e Paolo Angelini, direttore generale della Banca d’Italia, sono intervenuta, insieme ad altri esponenti politici, per portare il contributo del Partito Democratico, in particolare sugli obiettivi di sanità pubblica e della transizione energetica.

Alla sanità pubblica servono risorse strutturali e adeguate: chiediamo 18 miliardi di euro nei prossimi tre anni per arrivare alla media europea del 7% del Pil, come rivendicano le stesse Regioni. Un miliardo in piu’, alla luce dell’aumento dei costi energetici e delle materie prime, è una goccia nell’oceano.

Dobbiamo investire anche sugli stipendi di medici, infermieri e di tutto il personale sanitario, per difendere il carattere universale del nostro servizio sanitario nazionale e il diritto alla salute sancito dalla Costituzione.

Anche sulla transizione energetica serve un cambio di passo. Accelerare sulle rinnovabili e sull’efficienza energetica significa mettere a disposizione risorse adeguate ma anche superare il caos normativo sulle aree idonee, migliorare il coordinamento con Regioni e territori e valorizzare le comunità energetiche. Non possiamo continuare a sprecare opportunità europee: servono politiche nazionali e una programmazione all’altezza delle sfide che abbiamo davanti.

Scarica qui il Rapporto ASviS 2026.

Qui sotto per rivedere il mio intervento; qui invece per guardare l’intero convegno.

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RAPPORTO ASviS 2026: “Italia a marcia indiestro su sviluppo sostenibile, la meta 2030 si allontana”