
(Roma, 3 aprile 2026) – Negli ultimi giorni si stanno accumulando episodi che, letti insieme, delineano un quadro preoccupante per la qualità della nostra democrazia e per il rispetto delle istituzioni. Non si tratta di fatti isolati, ma di un filo conduttore che chiama in causa trasparenza, responsabilità e coerenza da parte del Governo di Giorgia Meloni e della maggioranza che lo sostiene.
Alla Camera, 32 deputati e deputate delle opposizioni sono stati sanzionati con il voto a maggioranza dell’Ufficio di Presidenza per aver difeso, in modo pacifico e leggendo la Costituzione, l’onorabilità delle Istituzioni. Perché si sono opposti allo svolgimento di una conferenza stampa da parte di esponenti di Casa Pound e di altri movimenti di estrema destra che si richiamano apertamente al fascismo, che inneggiano a teorie suprematiste xenofobe e razziste, invitati da esponenti della Lega per professare le teorie della cosiddetta “remigrazione”, idee che negano i principi di uguaglianza sanciti dalla Costituzione.
Per questo quei 32 deputati e deputate sono stati sanzionati. Una decisione grave e incomprensibile, che rischia di trasformarsi in un precedente pericoloso: si punisce chi tutela i valori costituzionali, mentre si legittimano comportamenti e presenze incompatibili con i principi e i valori della nostra stessa Costituzione. Quella stessa Carta costituzionale così tenacemente difesa dagli italiani e dalle italiane anche nel referendum dei giorni scorsi.
Nello stesso momento, però, sempre l’Ufficio della Presidenza della Camera, sempre a maggioranza, ha votato uno “scudo processuale” per l’ex capo di gabinetto del Ministero della Giustizia, Giusi Bartolazzi, coinvolta nel caso del rimpatrio con volo di Stato del torturatore libico Almasri. vicenda che ha ricoperto di imbarazzo il nostro Paese e che ha portato al deferimento da parte della Corte Penale Internazionale dell’Italia. Una scelta che alimenta il sospetto di una verità sul caso del generale libico e il suo ritorno a Tripoli che si vuole tenere nascosta agli italiani.
A rendere il quadro ancora più inquietante sono le notizie emerse dalla Procura di Roma sulla “Bisteccheria d’Italia” della quale l’ex sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro era socio, dove sarebbero stati presenti capitali di origine mafiosa. Le dimissioni, necessarie e tardive, però non bastano a chiudere una vicenda che merita piena chiarezza politica e istituzionale.
Qualche giorno fa Giorgia Meloni aveva solennemente assicurato “Non coprirò più nessuno”. Di fronte a tutto questo invece appare evidente tutta l’ipocrisia e la doppia misura della Presidente del Consiglio e della destra: severità e punizioni verso chi difende le istituzioni, protezione e copertura verso chi le disonora e rischia di comprometterle. È una deriva che non può essere accettata. Serve trasparenza, serve un minimo di coerenza e soprattutto rispetto per la nostra Costituzione. Perché senza fiducia nelle istituzioni, viene meno il fondamento stesso della nostra democrazia.

