(Roma, 8-9 ottobre 2026) – Alla fine la destra ha approvato la legge elettorale che voleva a tutti i costi, costruita per blindare il proprio potere. Per Giorgia Meloni, ormai, l’ossessione sembra essere una sola: restare a Palazzo Chigi. E per riuscirci è stata pronta a tutto: una legge su misura, tre voti di fiducia per tenere insieme una maggioranza litigiosa e ogni stratagemma per controllare il voto dei propri parlamentari, rincorrendo il sondaggio del giorno nella speranza di mettersi al riparo dal giudizio degli italiani.

Il prezzo più grave lo pagano ancora una volta le donne. La prima Presidente del Consiglio donna ha sacrificato la rappresentanza femminile sull’altare di un accordo politico per conservare la propria poltrona, cancellando garanzie effettive di parità nelle liste elettorali. Rischiamo di avere un Parlamento di soli uomini. Ma non lo permetteremo: il centrosinistra è competitivo e vincerà comunque.

Anche sulle preferenze la destra racconta una grande bugia agli italiani: con i capilista tutti bloccati, il potere di scelta dei cittadini resta limitato e saranno ancora le segreterie dei partiti a decidere chi eleggere. È il modello Meloni, che pretende di rafforzare il proprio potere senza restituire davvero ai cittadini la possibilità di scegliere i propri rappresentanti.

La concezione del potere della destra è emersa con chiarezza anche nelle parole di Donzelli: «Chi vince comanda», non chi vince governa. È l’idea di una democrazia concentrata nelle mani di un capo, con un premio di maggioranza sproporzionato, un Parlamento piegato alle esigenze della maggioranza e contrappesi istituzionali considerati un fastidio di cui disfarsi. A questo si aggiunge un’altra grave forzatura costituzionale: il tentativo di condizionare il Presidente della Repubblica, al quale spetta, secondo la Costituzione, il compito di indicare il Presidente del Consiglio.

Per otto mesi il Governo ha inchiodato il Parlamento alla discussione sulla legge elettorale, mentre noi abbiamo continuato a occuparci dei problemi veri delle persone: il costo della benzina, la pressione fiscale, gli stipendi italiani tra i più bassi d’Europa, l’energia e le liste d’attesa negli ospedali. Salari, sanità, politiche industriali, pressione fiscale e costo delle bollette raccontano una distanza profonda tra le promesse fatte da Meloni e la vita quotidiana delle persone. Nessuna legge elettorale può cancellare questo bilancio.
Dietro tutte queste forzature si legge soprattutto la paura di perdere. Il tentativo disperato di cucirsi una legge addosso non metterà la destra al riparo dal giudizio degli italiani, né dalla crescita di un’alternativa progressista più forte nel Paese. Un’alternativa che esiste già e che sta lavorando per costruire una proposta credibile e condivisa per l’Italia.

Per questo proseguiremo la battaglia anche fuori dalle aule parlamentari, costruendo un percorso insieme alla società civile che si sta già mobilitando contro il disegno della destra di piegare le istituzioni ai propri interessi. Sono convinta che il Paese saprà reagire a questa ennesima forzatura delle regole democratiche, come ha già dimostrato con il referendum sulla giustizia. E noi ci saremo, perché una legge elettorale può provare a blindare il potere, ma non può sostituire il consenso dei cittadini né nascondere il fallimento delle politiche di Governo.

Qui la mia intervista a Maria Teresa Meli per il ‘Corriere della Sera‘


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LEGGE ELETTORALE: “Incollati al potere. Chi vince governa, non “comanda””