(Roma, 25 giugno 2026) – Le dichiarazioni del segretario generale della Nato, Mark Rutte, non possono essere considerate un episodio qualunque. Non stiamo parlando delle parole di un osservatore esterno ma di chi guida l’Alleanza Atlantica che dagli Stati Uniti ha lasciato intendere, volutamente, che l’Italia è stata molto più disponibile a sostenere l’intervento in Iran di quanto invece affermato dal Governo italiano.
Un messaggio che appare tanto più imbarazzante se letto con l’obiettivo di compiacere Donald Trump, di ritrovare una sintonia oggi smarrita con gli Stati Uniti.
Il riferimento alle basi Nato presenti nel nostro Paese e ai circa 500 voli collegati alle operazioni dell’attacco in Iran ha alimentato interrogativi che meritano risposte chiare.
Per questo chiediamo al Governo di riferire e a spiegare al Paese che cosa sia realmente accaduto. Di fronte a questioni delicate che riguardano il possibile coinvolgimento dell’Italia in operazioni militari serve un’assoluta trasparenza. È necessario chiarire fino in fondo quali attività siano state autorizzate, con quali finalità e nel rispetto di quali impegni internazionali. Il Parlamento è la sede naturale in cui fornire queste risposte e garantire ai cittadini la massima chiarezza.
Giorgia Meloni sta cercando di riposizionarsi dopo aver raccontato per anni di essere il ponte tra Italia, Europa e Stati Uniti. La realtà è che questo suo tentativo è fallito. Lo si è visto chiaramente in questi giorni: la partecipazione al vertice dei Paesi E5 ospitato a Berlino è certamente un fatto positivo, che però appare anche come il tentativo di recuperare un rapporto con quei partner europei dai quali il governo italiano ha cercato a lungo di distinguersi.
Ricordiamo tutti le assenze o le partecipazioni tardive ad alcuni importanti appuntamenti europei, così come la volontà costante di marcare una distanza rispetto alle principali iniziative comuni dell’Unione. Oggi, però, emerge con evidenza il limite di una politica fondata su un atteggiamento troppo remissivo nei confronti degli Stati Uniti: tra sovranisti sembra che venga richiesta obbedienza più che autonomia.
E’ evidente il tentativo di Meloni di riallinearsi ai partner europei, soprattutto in vista dei prossimi appuntamenti internazionali e del confronto all’interno della Nato. Ma resta una profonda ambiguità. Mentre la presidente del Consiglio cerca di accreditarsi come interlocutrice europea, esponenti di primo piano del suo partito dichiarano di voler recarsi a Washington per alimentare una narrazione critica nei confronti dell’Europa.
La verità è che la destra al Governo non riesce mai a dire con chiarezza da che parte sta: dalla parte di un’Europa forte, capace di dialogare con gli Stati Uniti in modo autorevole e autonomo, oppure dalla parte di chi continua a indebolire il progetto europeo. Noi crediamo che serva un’Europa che difenda il diritto internazionale, gli interessi strategici dei suoi cittadini e che costruisca una vera autonomia politica e di difesa.
Gli Stati Uniti restano un alleato fondamentale. Ma proprio per questo serve un’Europa più forte e un’Italia capace di esercitare un ruolo autorevole, non subalterno. In questi anni, invece, il governo ha spesso scelto di indebolire il processo di integrazione europea, di sostenere posizioni euroscettiche e di ostacolare riforme necessarie per rendere l’Unione più efficace.
È una situazione che ci preoccupa perché non ne va di mezzo soltanto il governo Meloni: ne va della credibilità internazionale dell’Italia, della sua autorevolezza e della sua capacità di difendere i propri interessi nei grandi dossier globali. E il rischio è quello di continuare a esporre il nostro Paese a nuove difficoltà e a figuracce che non merita.

