(Roma, 26 maggio 2026) – In questi giorni molte analisi hanno raccontato il risultato delle scorse elezioni amministrative come un ridimensionamento delle aspettative del centrosinistra dopo la vittoria del NO al referendum dello scorso marzo. Una lettura che però appare parziale e poco aderente alla complessità del voto.
La sconfitta del referendum resta infatti una bocciatura chiara della riforma della Magistratura voluta dal Governo Meloni, e questo dato politico rimane intatto. Le amministrative della scorsa settimana raccontano invece soprattutto dinamiche territoriali specifiche e restituiscono un quadro molto più articolato di quanto qualcuno voglia rappresentare.
I numeri parlano di cinque capoluoghi conquistati dal centrosinistra già al primo turno, tre dal centrodestra, diverse affermazioni civiche tutt’altro che riconducibili alla destra e numerosi ballottaggi ancora aperti. La riconquista di città importanti come Pistoia e Avellino, insieme ai risultati positivi ottenuti in molti territori, conferma un quadro tutt’altro che negativo.
Naturalmente non mancano elementi di difficoltà e risultati dolorosi, come quello della città di Venezia, per la quale tutto il Partito democratico si è speso generosamente e che merita forse una riflessione più attenta. Ma sarebbe sbagliato trasformare singole realtà locali andate al voto in una lettura nazionale automatica. Questa tornata amministrativa conferma piuttosto che la partita politica del Paese resta aperta e che il campo progressista esiste, cresce ed è competitivo quando riesce a costruire proposte credibili e vicine ai bisogni delle persone.
Resta però un dato che deve interrogare tutti: la partecipazione sempre più bassa. Sono andati al voto i cittadini di quasi 750 Comuni italiani, di cui 18 capoluoghi in tutta d’Italia. L’affluenza definitiva a livello nazionale è stata del 60,1%, quasi 5 punti percentuali in meno rispetto alle precedenti elezioni dove andarono a votare il 64,9% degli elettori. Il calo dell’affluenza rappresenta un problema serio per la qualità della democrazia e non può essere considerato una questione che riguarda solo uno schieramento politico.
Per il centrosinistra la sfida continua a essere quella di costruire un’alternativa credibile alla destra, partendo dai fallimenti concreti del governo: l’assenza di politiche industriali efficaci, il costo dell’energia, il lavoro precario, le difficoltà della sanità pubblica, la crescita che non riparte. Anche queste amministrative confermano che uno spazio politico alternativo esiste e può rafforzarsi ulteriormente.
Qui per riascoltare il mio commento polticio alla trasmissione di ‘Rai Radio1‘, ‘Zapping‘
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