
(Roma, 19 maggio 2026) – Il XXII Rapporto “Tutto chiuso” di Antigone conferma una situazione critica e strutturale del sistema penitenziario italiano, che non sta ricevendo risposte adeguate dal Governo Meloni. Al 30 aprile di quest’anno nelle carceri italiane erano detenute 64.436 persone, a fronte di una capienza regolamentare di 51.265 posti che si riducono a soli 46.318 realmente disponibili. Il tasso reale di sovraffollamento ha quindi raggiunto il 139,1%, con 73 istituti che vanno oltre il 150% e 8 fino al 200%. Mentre gli istituti non sovraffollati sono appena 22 in tutta Italia. Nonostante il Governo abbia annunciato un “Piano carceri”, i posti effettivi disponibili sono diminuiti di 537 unità.
Il rapporto segnala inoltre una forte crisi della sicurezza e della tenuta sociale interna agli istituti penali: nel 2025 si sono registrati 82 suicidi in carcere e già 24 nel 2026, per un totale di 106 suicidi in meno di un anno e mezzo. Oltre il 60% dei detenuti trascorre quasi l’intera giornata in cella, mentre solo il 22,5% accede alla sorveglianza dinamica. Ciò ha portato ad un aumento delle aggressioni in crescita rispettivamente del +73% tra detenuti e del +12,4% verso la polizia penitenziaria e ad un incremento degli atti di autolesionismo compiuti da un detenuto su cinque.
Il sistema mostra inoltre un’elevata recidiva: solo il 40,8% dei detenuti è alla prima carcerazione, mentre il 45,9% è già rientrato in carcere da una a quattro volte, il 10,6% da cinque a nove e il 2,7% oltre dieci volte, segno di un modello che non riesce a reinserire.
Di fronte a questo collasso strutturale, la risposta della destra è stata, come ha sottolineato Debora Serracchiani, responsabile Giustizia in Segreteria nazionale del Pd – “esclusivamente ideologica e punitiva, basata su un populismo penale che ha prodotto oltre 55 nuovi reati, il blocco sistematico delle misure alternative e nessun investimento concreto sull’edilizia, sul trattamento e sulle risorse umane. Non si governano le criticità carcerarie e di sicurezza introducendo nuovi reati o inasprendo le pene, ma deflazionando la popolazione detenuta, potenziando l’area penale esterna e restituendo dignità e sicurezza a chi in carcere lavora e vive“.
Il risultato complessivo è che “le nostre carceri sono ormai polveriere fuori controllo, dove il dettato costituzionale sulla funzione rieducativa della pena è sistematicamente calpestato. Il nostro attuale sistema non riabilita, né reinserisce i carcerati, ma si limiti a segregare in condizioni degradanti, a danno sia dei detenuti sia delle donne e degli uomini della Polizia penitenziaria e di tutto il personale che qui opera in condizioni di perenne sotto organico e stress psicofisico”.
Si tratta di un fallimento delle politiche carcerarie del ministro Nordio e del Governo Meloni, che affrontano la questione carceraria con strumenti prevalentemente repressivi che aggravano la crisi delle carceri anziché alleviarla.
Serve cambiare rotta perchè come ha ribatido il presidente di Antigonoe, Patrizio Gonnella: “Un carcere totalmente chiuso non è un carcere più sicuro, ma un carcere dove le persone e gli operatori sono più soli e più abbandonati. Un governo che ha approvato due decreti sicurezza in pochi mesi è paradossale che ignori quanto oggi, il carcere, sia un luogo insicuro e che produce insicurezza“.
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