(Roma, 20 gennaio 2026) – In un mondo segnato da gravi conflitti, tensioni commerciali e shock climatici, i livelli di disuguaglianza, già estremamente elevati, si stanno ulteriormente aggravando. La concentrazione di ricchezza al vertice ha registrato un incremento portentoso: in 5 anni il valore dei patrimoni dei miliardari globali è cresciuto dell’81% e, da soli, 12 tra gli individui più ricchi del pianeta detengono più ricchezza del 50% più povero dell’umanità, cioè 4 miliardi di persone.

Allo stesso tempo la metà della popolazione mondiale continua a vivere intrappolata in una quotidianità che non ha minimamente i tratti di un’esistenza dignitosa.

E ancora: l’1% della popolazione mondiale possiede beni pari al triplo dell’intera ricchezza pubblica del pianeta. Ciò vuol dire che scuole, ospedali, ferrovie, strade,
infrastrutture, parchi, terreni, edifici pubblici, insomma i beni comuni, valgono solo 1/3 del patrimonio privato dell’1% degli esseri umani. Dal 1975 a oggi, la forbice tra beni privati e beni pubblici è costantemente aumentata, e continua ad allargarsi in modo esponenziale.

Sono i dati drammatici del Rapporto “Nel baratro della disuguaglianza“, di Oxfam che mostra come la ricchezza da capogiro in mano a pochi individui diventa strumento di indebita influenza politica a vantaggio di privilegi acquisiti e a discapito dell’interesse collettivo. Il godimento dei diritti fondamentali appare inoltre sempre più compromesso da un progressivo deterioramento dei principi democratici in molti Paesi.

Processi di autocratizzazione e dinamiche autoritarie si radicano, nutrendosi abilmente di smarrimento, paure e malcontento sociale – figli di profondi e iniqui mutamenti nella distribuzione di risorse, dotazioni, opportunità e potere dei cittadini degli ultimi decenni.

L’Italia non fa purtroppo eccezione. L’azione di governo si va caratterizzando per il riconoscimento di meriti e premialità a gruppi sociali e territori in condizioni di relativo vantaggio, non è incline a ricucire i divari economici e le profonde fratture sociali del nostro Paese e si mostra disattenta al benessere e alle aspirazioni dei cittadini più vulnerabili. L’Italia resta il Paese delle fortune invertite. La ricchezza è sempre più concentrata in alto, mentre la metà più povera della popolazione registra da anni un calo della propria quota. Le opportunità si divaricano: chi sta meglio ha migliori chance educative e lavorative e migliore accesso al credito. L’area della vulnerabilità si sta ampliando a macchia di leopardo nel Paese. Tutelarsi dalla povertà è oggi più difficile per tanti, anche per chi ha un lavoro. La crescita occupazionale è un buon segnale ma preoccupano la sotto-occupazione e la bassa qualità lavorativa di giovani e donne, i bassi salari e le sacche di lavoro povero.

Non è quindi un caso che nel in Italia nel 2024 oltre 5,7 milioni di persone vivono in povertà assoluta. Del Rapporto colpisce in particolare il dato sul lavoro povero visto che cresce l’incidenza della povertà assoluta tra le famiglie con una persona occupata, a dimostrazione che oggi lavorare non basta più per vivere dignitosamente. Per questo come Partito democratico continueremo a batterci per un salario minimo e perché i contratti facciano recuperare potere d’acquisto perso a causa dell’inflazione.

Ed è allarmante anche la condizione dei minori, con la povertà assoluta che raggiunge il 13,8%, il livello più alto dal 2014.

Su tutto questo il governo di Giorgia Meloni non offre risposte e, anzi, blocca il salario minimo, taglia sulla sanità pubblica e persino sul contrasto alla povertà. Serve una svolta netta, a partire da un fisco più giusto e progressivo, più risorse per sanità pubblica, scuola e welfare, politiche per assicurare il diritto alla casa, contrasto alla precarietà e un salario minimo dignitoso, perché lavoro e povertà non dovrebbero mai stare nella stessa frase.

 

 

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RAPPORTO OXFAM: “Dati drammatici. Siamo sempre più nel ‘Baratro della disuguaglianza”
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