(Roma, 4 maggio 2023) – Un importante passo è stato fatto oggi dalla Camera con il voto favorevole all’Accordo tra l’Italia e la Svizzera riguardante l’imposizione fiscale dei lavoratori frontalieri. Un percorso che ha avuto inizio su impulso di un ordine del giorno del 2017 voluto dal Partito Democratico.

Un’intesa bilaterale attesa da anni dai territori di frontiera, la cui prima firma era già stata apposta a dicembre del 2020 dal viceministro del Governo Draghi, Antonio Misiani, con la quale oggi si aggiunge un ulteriore tassello verso la conclusione definitiva dell’iter prevista al Senato. Un passaggio aggiuntivo reso necessario dall’aggiunta al testo, qui alla Camera, di due emendamenti presentati dal Governo riferiti il primo al lavoro da remoto, l’altro alla cancellazione della Svizzera dalla black list italiana, che di fatto rimandano il voto definitivo sull’Accordo a Palazzo Madama.

Il nuovo Accordo tra Italia e Svizzera supera, a quasi cinquant’anni di distanza, la precedente intesa del 1974. Un aggiornamento che risponde primariamente alla necessità di migliorare e adeguare ai tempi e ai cambiamenti in atto la tutela dei lavoratori frontalieri insieme alla disciplina giuridica e fiscale del lavoro frontaliero; un ambito economico strategico importante in termini di produzione di valore, di ricchezza di sviluppo per i territori, gli enti e i Comuni di confine. Sono infatti circa 100 mila i frontalieri italiani che ogni giorno si recano in Svizzera per lavorare, 80 mila dei quali solo nel Canton Ticino.

L’introduzione del principio di reciprocità, il passaggio dalla tassazione esclusiva a quella concorrente all’80% tra Svizzera e Italia, il divieto riconfermato della doppia imposizione, l’aumento della franchigia a 10 mila euro con la garanzia di un bonus fiscale aggiuntivo di 2.500 euro, la deducibilità dei contributi obbligatori per il prepensionamento, la non imponibilità degli assegni familiari, le nuove modalità di calcolo della Naspi, la distinzione tra i nuovi frontalieri e frontalieri attuali, la conferma fino al 2033 del sistema dei ristorni in favore dei Comuni di confine e la garanzia, dopo tale periodo, del mantenimento delle stesse risorse a livello locale tramite l’istituzione di un apposito fondo con dotazione pari a 89 milioni di euro annui a decorrere dal 2025, unitamente alla creazione di un ulteriore fondo specifico per i progetti infrastrutturali e socio economici destinati alle aree di frontiera sono tutte misure, previste dall’Accordo, atte a consentire una sempre maggiore integrazione e sinergia del tessuto economico e sociale di confine tra Italia e Svizzera.

Pur salutando con favore il passaggio di ratifica abbiamo dovuto prendere atto della contrarietà del Governo Meloni alla proposta avanzata con un nostro emendamento sulla disciplina del telelavoro. Quanto previsto dalla ratifica infatti andrà a sanare una situazione pregressa priva di una normativa puntuale ma solo fino al 30 giugno prossimo. Si corregge cioè il vuoto normativo da febbraio a giugno ma lascia ancora una volta inalterata e quindi irrisolta la questione della regolamentazione del lavoro da remoto dei frontalieri per i mesi a venire. Un’occasione mancata, su cui continueremo a incalzare il Governo.

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ACCORDO ITALIA-SVIZZERA: “Un passo importante per i lavoratori frontalieri e i territori di confine”
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