(Roma-Codogno, 2 giugno 2020) – “C’e’ qualcosa che viene prima della politica e che segna il suo limite. Qualcosa che non e’ disponibile per nessuna maggioranza e per nessuna opposizione: l’unità morale, la condivisione di un unico destino, il sentirsi responsabili l’uno dell’altro. Una generazione con l’altra. Un territorio con l’altro. Un ambiente sociale con l’altro. Tutti parte di una stessa storia. Di uno stesso popolo“.

La celebrazione del 2 giugno, l’anniversario della nascita della nostra Repubblica ha luogo quest’anno qui, a Codogno e idealmente in tanti altri luoghi del nostro Paese in cui il dolore ha colpito il nostro popolo e dove conto di recarmi in altre occasioni.

In questi luoghi si ritrova oggi la Repubblica.

Da Codogno, dove è iniziato il nostro percorso di sofferenza, vogliamo ribadire i valori della Costituzione, ricordando nuovamente i nostri concittadini morti per il coronavirus e rinnovando grande solidarietà ai loro familiari e alle comunità di cui erano parte.

Questi vuoti sono ferite che possiamo tentare di ricucire soltanto con il ricordo. Ricordando nomi, volti, storie. Tutti, uno per uno.

Occorre pensare a un modo efficace e comune per raccogliere e custodire questa memoria e per rappresentare il pensiero di omaggio dell’Italia per le vittime di questa epidemia.

Questa visita assume anche il significato di auguri – i più intensi e affettuosi – a coloro che sono malati e stanno lottando per la guarigione.

Consente inoltre – anche a me – di rinnovare, sottolineando ancora una volta, la riconoscenza della Repubblica a quanti si sono prodigati per curarli e assisterli negli ospedali, nei presìdi sanitari, a domicilio. Senza domandarsi chi fossero, senza chiedere da dove venissero, senza chiedersi che idee professassero, ma guardando soltanto al loro essere persone.

Non va dimenticato quanto in questi mesi hanno fatto, con generosa abnegazione, tanti medici, infermieri, personale sanitario dei vari ruoli della sanità, farmacisti. Lungi dal sottrarsi al proprio compito, hanno contrastato l’epidemia con coraggio, sovente ponendosi a rischio. Molti – come sappiamo – sono rimasti vittime del loro senso del dovere.

Non vi sono parole adeguate per esprimere questa riconoscenza – che tutti avvertiamo e che meritano – da parte del nostro Paese.

Con loro, insieme a molti altri, la gratitudine va al mondo della scienza e della ricerca, sul quale sono poste le attese di tutti per l’individuazione di farmaci specifici e di un vaccino.

Abbiamo anche assistito – come ci ha ricordato la Sottotenente Boffelli – allo svilupparsi di reti di solidarietà a opera di persone di ogni età che, in forme diverse, hanno svolto funzione di assistenza, di aiuto, di conforto nei confronti di chi si trovava in difficoltà. Siamo stati testimoni di migliaia di gesti solidali, coraggiosi, di testimonianze di altruismo, di abnegazione e spesso di felice inventiva nell’aiuto a chi ne aveva bisogno.

Si è manifestato un patrimonio morale presente nel nostro Paese, spesso sommerso, che va esaltato, che va posto a frutto.

E’ il sommerso del bene. Che va fatto affiorare, va fatto prevalere, affinché caratterizzi in modo positivo la ricostruzione che attende la nostra società.

Ieri ho conferito alcune onorificenze al merito della Repubblica – il cui elenco sarà pubblicato domattina – ad alcuni nostri concittadini che, come molti altri al pari di loro, si sono impegnati con generosità, in prima linea – nelle tante prime linee di questo periodo del nostro Paese – per far fronte all’emergenza. Ciascuno di essi rappresenta i tanti – molti di più – che hanno operato nelle stesse condizioni e che meritano in egual misura la nostra riconoscenza.

In Italia, per primi in Europa e in tutto il mondo occidentale, siamo stati investiti da un fenomeno di inimmaginabile velocità di diffusione, sconosciuto anche alla scienza, nei suoi caratteri, nelle sue modalità di trasmissione, nei suoi effetti sull’organismo.

Chi si è trovato ad affrontarlo – nei diversi ruoli – ha dovuto procedere spesso per tentativi di fronte all’imprevedibilità del comportamento dell’epidemia, non esistendo né farmaci specifici, né consolidate valutazioni scientifiche, né indicazioni di esperienza, che consentissero previsioni adeguate, né strutture proporzionate alla dimensione del contagio. […]

Questo è tempo di un impegno che non lascia spazio a polemiche e distinzioni. Tutti siamo chiamati a lavorare per il nostro Paese, facendo appieno il nostro dovere, ognuno per la sua parte.

Qui nella casa comunale di Codogno, in questa visita breve ma davvero sentita e intensa, accanto a questo splendido albero che so che ha un significato emblematico particolare per la sua città, qui a Codogno, oggi – come poche ore fa a Roma all’Altare della Patria – è presente l’Italia della solidarietà, della civiltà, del coraggio. In una continuità ideale in cui celebriamo quel che tiene unito il nostro Paese: la sua forza morale.

Da qui vogliamo ripartire. Con la più grande speranza per il futuro”.

Grazie, Presidente Mattarella
Festa della Repubblica, 2 giugno 2020

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2 GIUGNO 2020, FESTA DELLA REPUBBLICA: “Da Codogno riparte l’Italia del coraggio”
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