(Roma, 3 giugno 2026) – Il Partito Democratico ha presentato alla Camera la proposta di legge “Diritto a restare”, un pacchetto di misure pensato per contrastare la crescente fuga dei giovani dall’Italia e garantire loro la possibilità di costruire il proprio futuro nei territori in cui sono nati e cresciuti. Lasciare la propria comunità dovrebbe essere una scelta “fatta per arricchire il proprio percorso professionale e di vita, mai dovrebbe invece essere una scelta obbligata dalla mancanza di opportunità.
C’è una differenza enorme tra partire per scelta e farlo perché “il presente ti espelle. Nel primo caso è libertà, nel secondo è necessità”. E’ dentro questa frattura che nasce il diritto a restare: l’idea che il luogo in cui si nasce o si cresce o ci si forma possa diventare uno spazio reale di vita, lavoro e autonomia in cui costruire futuro senza essere costretti a partire. L’Italia purtroppo, non è ancora un Paese per giovani, il nostro sforzo, come Partito democratico, è renderlo un Paese per giovani e non solo. Il tema delle prospettive dei giovani intreccia diverse questioni: riguarda il lavoro ma anche la natalità, la territorialità come la qualità della vita e la tenuta sociale del Paese.
Negli ultimi anni il dibattito pubblico del Governo Meloni, si è concentrato esclusivamente e con ossessione sull’immigrazione, trascurando invece il fenomeno dell’emigrazione giovanile. Dal 2011 al 2024, secondo i dati del Cnel, oltre 630 mila giovani hanno lasciato le proprie comunità, mentre più di sei milioni di italiani vivono oggi all’estero. Solo tra il 2019 e il 2023 sono stati quasi 192 mila i giovani che hanno scelto di trasferirsi fuori dai confini nazionali, una perdita significativa non solo di popolazione ma soprattutto di capitale umano, competenze, energie e risorse economiche. Perdite che allargano le disuguaglianze e indeboliscono la democrazia. Perché un Paese senza giovani è un Paese senza futuro.
Alla base di questa emorragia di giovani vi sono salari bassi, precarietà diffusa e carenza di opportunità professionali, mancanza di servizi, alto costo della vita. Oggi il 22% degli occupati under 35 in Italia è considerato un lavoratore povero e oltre la metà dei giovani italiani under 35, il 54%, conosce soltanto rapporti di lavoro precari. Una condizione che rende difficile conquistare autonomia, accedere alla casa, progettare una famiglia e costruire un percorso di vita stabile. A ciò si aggiunge un altro dato: il 42,1% delle persone che vanno via dall’Italia sono laureati; fra le cause c’è il giudizio sulla opacità del sistema Italia, sullo scarso riconoscimento del valore.
Il fenomeno non riguarda soltanto il Mezzogiorno o le aree interne: la regoine che perde più giovani in termini assoluti è la Lombardia seguita dal Veneto. Poi vengono la Campania e la Sicilia. Si tratta dunque di una questione nazionale che interessa aree urbane, province e piccoli comuni. Quando i giovani se ne vanno, non si perde soltanto popolazione: si riducono innovazione, capacità produttiva, natalità e coesione sociale. Interi territori rischiano di impoverirsi e di vedere compromesse le proprie prospettive di sviluppo.
La proposta di legge che come PD abbiamo presentato oggi, nasce dal basso da un percorso di ascolto che ha coinvolto ragazzi e ragazze, associazioni giovanili, amministratori locali e realtà impegnate sul tema del diritto a restare. L’obiettivo è affrontare il problema in modo strutturale, intervenendo contemporaneamente su lavoro, casa, formazione, mobilità, ricerca e sviluppo territoriale. Questa proposta prova a rendere questo Paese più giusto.Tra le misure previste figurano un’integrazione salariale di 200 euro mensili per tre anni ai neoassunti under 35 con contratti stabili, contributi a fondo perduto per le start-up e le imprese innovative promosse da giovani, un piano straordinario di assunzioni nei comuni delle aree interne e crediti d’imposta per le aziende che favoriscono il lavoro da remoto, creando nuove opportunità anche nei territori più periferici.
Particolare attenzione viene riservata al diritto alla casa, attraverso agevolazioni per l’acquisto e l’affitto degli immobili, e al diritto alla mobilità, con misure a sostegno degli studenti e dei giovani lavoratori. Sul fronte della formazione e della ricerca, il testo che presentiamo prevede il finanziamento di nuovi dottorati e percorsi di alta specializzazione, soprattutto nelle università del Mezzogiorno, per evitare che i giovani siano costretti a trasferirsi altrove per proseguire gli studi o sviluppare attività di ricerca. Tra le soluzioni proposte c’è la creazione del portale “Scelgo l’Italia”, una piattaforma nazionale pensata per favorire il rientro di chi è partito, mettendo in connessione opportunità lavorative, servizi, imprese e comunità locali. Uno strumento di accompagnamento per coloro che desiderano tornare ma spesso non dispongono delle informazioni e dei contatti necessari per farlo.
Il Partito Democratico non presenta questa legge come una soluzione miracolosa a un fenomeno complesso, ma come il primo passo di una strategia nazionale che rimetta al centro le nuove generazioni e i territori. Investire su salari dignitosi, lavoro stabile, ricerca, innovazione, servizi pubblici e qualità della vita significa infatti investire sul futuro del Paese. Perché un’Italia che perde i suoi giovani perde anche una parte essenziale della propria capacità di crescere, innovare e affrontare le sfide dei prossimi decenni.
In fondo il diritto a restare è questo: rendere di nuovo possibile immaginare futuro dei giovani in Italia.
Qui per rivedere la conferenza stampa di presentazione della proposta di legge “Diritto a Restare“

