(Roma, 4 marzo 2026) – Domani avremo alla Camera le comunicazioni dei ministri della Difesa e degli Esteri sulla grave crisi internazionale scatenata dall’attacco degli Usa e di Israele all’Iran. Avevamo chiesto di avere un dibattito con la Presidente del Consiglio, ma a differenza dei leader degli altri Paesi europei, finora non ha sentito il dovere di venire a confrontarsi in Parlamento, con il Paese su questo nuovo focolaio di guerra.
Di fronte all’attacco unilaterale all’Iran deciso da Trump, mentre erano in corso negoziati e in aperta violazione del diritto internazionale, esprimiamo una preoccupazione profonda: si è acceso un nuovo e pericoloso fronte di guerra in una regione già segnata da conflitti e instabilità.
Il brutale regime teocratico di Teheran e Khamenei rappresentano una delle più gravi negazioni dei diritti e delle libertà fondamentali. Nessuno ha nostalgia di un dittatore sanguinario. Di certo la sua uccisione apre scenari imprevedibili sugli equilibri interni dell’Iran come è anche certo – perché la storia ce lo insegna – che la democrazia non si esporta certo con le bombe, non si costruisce con le guerre. Al contrario, il rischio è quello di alimentare nuova instabilità e nuove repressioni contro dissidenti, prigionieri politici e società civile, a partire dalle donne iraniane che da anni lottano per libertà e diritti.
È grave che una decisione così delicata sia stata assunta senza un vero coinvolgimento degli alleati europei e che il Governo italiano, nonostante il dichiarato rapporto privilegiato con Washington, non sia stato nemmeno informato.
Intanto crescono i rischi di un allargamento del conflitto, dal Libano a Gaza, e si fanno già sentire le conseguenze economiche, con rincari e tensioni sui mercati, in uno scenario privo di una strategia chiara e condivisa per la pace.
Qui il mio intervento iniziale a “Di Bella” su ‘Tv2000‘
Lo scoppio di questa nuova guerra in Iran si inserisce nella strategia degli Stati Uniti guidati da Donald Trump – alla quale il Governo italiano risulta completamente appiattito – che ha come obiettivo lo svuotamento e la delegittimazione delle organizzazioni multilaterali, a partire dalle Nazioni Unite, indebolendo i processi di cooperazione internazionale. Anche il cosiddetto ‘Board of Peace’ discusso in Aula qualche settimana fa, si è rivelato non uno strumento per garantire la pace, ma un’occasione di profitto per pochi, un modo per fare affari.
Questa guerra produce effetti economici immediati: l’aumento dei costi dell’energia e dei carburanti, che ricadrà su cittadini e imprese europee. A trarne vantaggio saranno ancora una volta gli Stati Uniti, che aumenteranno le loro esportazioni di gas naturale liquefatto.
Dietro questo disegno che sta mettendo a rischio la stabilità del mondo facendo esplodere guerre anziché lavorare per stabilizzare gli scenari globali e creare davvero condizioni migliori di vita, emergono forti volontà di dominio e consolidamento del potere e della forza di Trump e Netanyahu.
In questo scenario servirebbe un’Europa più forte e autonoma, e un Governo italiano capace di rafforzarne il ruolo nei processi negoziali, anziché indebolirlo.
Qui il mio secondo intervento a ‘Di Bella‘ su ‘Tv2000‘

