(Roma, 22 settembre 2026) – Oggi, nella Sala stampa della Camera dei Deputati, insieme ad Antonio Misiani, responsabile economico del Pd, Valentina Ghio, vicepresidente dei Deputati Pd, Anthony Barbagallo, capogruppo Pd in Commissione Trasporti, e Ouidad Bakkali, componente della Commissione Trasporti, abbiamo ribadito con chiarezza la nostra netta contrarietà alla riforma della governance del sistema portuale italiano proposta dalla destra.

Una riforma avallata dal Governo Meloni che interviene su infrastrutture strategiche per il futuro del Paese, ma che rischia di essere affrontata con una logica esclusivamente legata alla gestione del potere. I porti non sono soltanto infrastrutture: sono luoghi in cui si intrecciano economia, lavoro, commercio, ambiente e sviluppo dei territori. In un contesto internazionale sempre più complesso, servirebbe una vera visione industriale capace di rafforzare la competitività dei porti italiani e il loro ruolo rispetto ai grandi hub europei.

Il Governo Meloni sceglie invece una forte centralizzazione, concentrando funzioni, risorse e poteri nella nuova società Porti d’Italia Spa, a discapito delle Autorità di sistema portuale, che rischiano di essere svuotate, e del ruolo di Regioni e Comuni. Per il Partito Democratico questo è il nodo politico centrale: i territori devono continuare ad avere voce nelle scelte che riguardano il rapporto tra porto, città e sviluppo locale.
C’è poi una questione fondamentale di trasparenza e tutela dell’interesse pubblico. Quando sono in gioco infrastrutture strategiche e risorse pubbliche servono chiarezza sulla missione della nuova società, controllo pubblico e garanzie sul ruolo dei territori.

Con Porti d’Italia Spa il Governo crea un carrozzone che sottrae ai territori risorse e competenze per la gestione dei nostri porti e che potrebbe aprire la strada ai privati nella governance dei nostri scali.
Il Pd è contrario a una proposta che rischia di aprire la strada alla privatizzazione dei porti italiani, ridimensionando il ruolo pubblico e quello dei territori. Una riforma che non porta valore aggiunto ai nostri scali, ma introduce insidie e rischi molto gravi, le cui conseguenze potrebbero essere pagate dall’intero sistema portuale per molti anni.

Una riforma presentata dalla Lega di Salvini sulla quale emergono, peraltro, divisioni anche all’interno della stessa maggioranza.

Come Pd stiamo lavorando in Commissione Trasporti con un pacchetto corposo di 230 emendamenti per cambiare in modo sostanziale e radicale l’impianto della riforma: restituire ai territori competenze e risorse, mettere garanzie precise per evitare l’ingresso dei privati nella governance e rafforzare il coordinamento nazionale e la competitività dei nostri scali sui mercati internazionali. Per dare al Paese una politica portuale all’altezza delle sfide che abbiamo davanti.

Non ci interessa una riforma dei poteri: ci interessa una strategia per far crescere i porti italiani, l’economia e i territori.

Qui per rivedere la conferenza stampa.

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PORTI-GOVERNANCE: “La riforma della destra apre alla privatizzazione degli scali italiani”