
(Roma, 19 luglio 2026) – Cinquant’anni fa Tina Anselmi apriva la strada. Proprio i l29 luglio del 1976 giurava come ministra del Lavoro e della Previdenza sociale, diventando la prima donna ministra nella storia della Repubblica italiana.
Partigiana, sindacalista, cattolica democratica e donna delle istituzioni, con il suo impegno ha aperto una strada che prima sembrava preclusa alle donne.
Oggi ricordiamo il suo coraggio e la sua autorevolezza, ma soprattutto raccogliamo la sua eredità: continuare a difendere le conquiste raggiunte e lavorare perché nessuna donna trovi più porte chiuse nella politica, nel lavoro e nella società.
Porta il suo nome la legge n. 903 del 1977, che vietò le discriminazioni di genere nell’accesso al lavoro e affermò un principio fondamentale: le lavoratrici non sono soggetti da proteggere, ma persone titolari degli stessi diritti dei lavoratori. Quando poi diventa ministra della Salute, Tina Anselmi mette la firma a due altri provvedimenti rivoluzionari: la legge Basaglia, riformando radicalmente il sistema psichiatrico del nostro Paese e la legge 833 del 1978 che istituisce il Servizio sanitario nazionale, uno dei pilastri della nostra democrazia, che poggia le basi su linee innovative, illustrate con orgoglio dalla stessa Anselmi: “Globalità delle prestazioni, universalità dei destinatari, eguaglianza dei trattamenti, rispetto delal dignità e della libertà della persone”.
“Capii allora che per cambiare il mondo bisognava esserci”. E noi ci siamo!
Qui per leggere l’intervista su Tina Anselmi, della sorella Gianna per ‘la Repubblica’

