
(Roma, 20 marzo 2026) – Il Referendum costituzionale di domenica 22 e lunedì 23 marzo rappresenta un passaggio cruciale per il futuro della nostra democrazia e per la tutela dell’equilibrio tra i poteri dello Stato. Riguarda la riforma dei poteri della Magistratura ed è SENZA quorum: vincerà chi porterà più persone a votare.
Dal Governo Meloni in queste settimane sono arrivate molti attacchi e molte bugie. Questa NON è una riforma della giustizia; non c’entra nulla con la giustizia: non migliora i tempi dei processi, non mette risorse, non affronta nessuno dei problemi reali del sistema giudiziario italiano. Lo ha ammesso lo stesso ministro Nordio.
Non è nemmeno una vera separazione delle carriere, che di fatto già esiste grazie alla Legge Cartabia: oggi solo 30 magistrati l’anno, su 9.000, scelgono di farla. E il Governo modifica la Costituzione per lo 0,5% dei magistrati, potendo benissimo intervenire con una legge ordinaria?
Ma allora che cos’è questa riforma? A chi serve davvero? Serve a un Governo che non vuole essere giudicato come tutti gli altri cittadini, che vuole ridurre i controlli e il potere della Magistratura; serve a chi vuole che la politica si sostituisca ai giudici. Serve a chi pensa che la legge non sia uguale per tutti, ma che chi vince le elezioni possa fare quello che vuole.
E parlare di merito diventa paradossale quando si propone un Csm eletto per sorteggio – cioè affidiamo al caso una parte della sua formazione – rendendolo più debole e più esposto al potere politico.
Quello che ci preoccupa è il disegno più ampio. Se si mettono insieme questa riforma, l’autonomia differenziata e il premierato, emerge un progetto che accentra il potere e indebolisce i contrappesi democratici. Il principio in gioco non è la separazione delle carriere, che peraltro già esiste, ma la separazione e l’autonomia dei poteri, una garanzia per i cittadini, non per una categoria. C’è un disegno della destra: concentrare tutto sull’esecutivo. Hanno sempre visto i contrappesi costituzionali e la legalità espressa dai controlli della Magistratura come un freno, un fastidio. Peccato siano il sale della democrazia che in nostri padri e madri costituenti hanno inserito in Costituzione.
Oggi siamo alle battute finali di una campagna referendaria intensa e partecipata che ha visto impegnati iscritti, militanti, amministratori, simpatizzanti, i componenti dei ‘Comitati per il NO’ e molti cittadini.
A tutte e tutti desidero esprimere un ringraziamento sincero per l’energia, il tempo e la passione messi in campo: è da qui che nasce la forza della nostra comunità che ha a cuore la democrazia del nostro Paese.
Difendere la Costituzione significa difendere la qualità della nostra democrazia.
Per questo domencia 22 e lunedì 23 marzo VOTIAMO e FACCIAMO VOTARE NO.
Buon voto e buona democrazia a tutti e tutte.

