(Roma, 10 marzo 2026) – Come Partito democratico abbiamo sostenuto in Parlamento le ragioni della nostra totale contrarietà a questa riforma Nordio-Meloni di modifica dei poteri della Magistratura, ma siamo stati completamente inascoltati dal Governo e dalla maggioranza. Questa è l’unica riforma costituzionale nella storia della nostra Repubblica che è uscita dalle Camere esattamente così come era entrata: licenziata dal Governo e approvata senza che venisse modificata nemmeno una virgola. Eppure la procedura di revisione costituzionale prevede proprio questo: un confronto, un dibattito e un ascolto reciproco tra le diverse posizioni.

Le nostre sono obiezioni di merito. Si tratta di una riforma che non migliora in alcun modo il funzionamento della giustizia, che riduce le tutele per i cittadini e che ha un solo vero obiettivo: minare l’autonomia e l’indipendenza della Magistratura. Lo fa attraverso lo spacchettamento del Consiglio Superiore della Magistratura (CSM) e l’indebolimento del suo ruolo di garanzia, che è prima di tutto una garanzia per i cittadini.

Per queste ragioni abbiamo espresso, con argomentazioni puntuali, la nostra contrarietà. Perché questa riforma rischia davvero di incrinare l’equilibrio della nostra Costituzione, costruita su un principio fondamentale: quello dell’equilibrio e dei pesi e contrappesi tra i poteri dello Stato.

Qui il mio intervento a Rai Parlamento su Rai 3

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REFERENDUM: “Vogliono alterare l’equilibrio tra i poteri dello Stato controllando la Magistratura”
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