(Como, 16 novembre 2020) – Ieri sulla stampa locale ho letto questa intervista al dottor Franco Foti, medico del gruppo di coordinamento Covid dell’Ospedale Sant’Anna della mia città, Como, pesantemente segnata da questa seconda ondata dell’epidemia.

Mi hanno colpito lo stile e le parole pacate, senza alcuna enfasi, con cui ha raccontato lo sforzo inimmaginabile che sta facendo in queste ore il personale sanitario per fronteggiare la situazione di emergenza.

Ho pensato che troppe volte siamo portati a sottovalutare la complessità in cui sono immersi quanti, a vario titolo, sono chiamati ad assumere decisioni difficili. E che non dovremmo mai perdere il tratto di umanità che traspare dalle sue parole, quel tratto che accompagna il modo con cui si affrontano le situazioni, anche quelle più estreme, mettendo sempre al centro la persona che abbiamo davanti.

Nessuno viene lasciato indietro. Io qui al Sant’Anna non ho sentito un solo medico o un solo infermiere dire: questo non lo curo perché è anziano. Mai. Bisogna essere chiari: noi medici facciamo delle scelte sempre. In ogni momento e su ogni paziente. Questa pandemia ha spalancato le porte su una serie di aspetti etici e legali che dovranno essere studiati e affrontati (…) Perché si, è vero, siamo in guerra; ma il paziente resta il nostro fulcro e il nostro primo obiettivo.

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COMO, COVID19: “Troppe volte siamo portati a sottovalutare la complessità in cui sono immersi quanti sono chiamati ad assumere decisioni difficili”
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