(Roma, 2 novembre 2026) – La quinta legge di Bilancio del Governo Meloni è una manovra di bonus e misure una tantum, con la data di scadenza. E se proliferano interventi temporanei, mancano risposte strutturali per salari, imprese, pensioni e sanità pubblica.

Il Governo non ha una strategia per la crescita e lo sviluppo del Paese, distribuisce promesse a scadenza ma non affronta i problemi reali degli italiani. E decide di affossare con scelte politiche ben chiare due pilastri della tenuta sociale del Paese: scuola e sanità pubbliche.

I dati sono chiarissimi, come ha documentato la Fondazione Gimbe: la sanità perde più di 18 miliardi di euro per tagli invisibili cioè fondi che avrebbe dovuto avere per garantire un diritto costituzionale. Tagli denunciati dai governatori di tutte le Regioni e che costringono 6 milioni di persone a rinunciare alle cure.

Anche sulla scuola arrivano tagli pesantissimi: dal prossimo anno scolastico sono previsti 4.925 posti in meno per i docenti e altri 2.049 per il personale amministrativo, tecnico e ausiliario. Quasi 7mila posti cancellati, che si aggiungono a quelli già tagliati con la legge di Bilancio 2025, portando a quasi 15mila il totale dei posti sottratti alla scuola in due manovre. Il Governo aveva presentato il primo intervento come una misura transitoria, oggi scopriamo che i tagli diventano strutturali e raddoppiano.

Il calo demografico, che poteva essere un’occasione per ridurre il numero di alunni per classe e migliorare la qualità della didattica, viene utilizzato come alibi per fare cassa. A pagare saranno studenti e famiglie: meno docenti significano meno recupero degli apprendimenti, meno contrasto alla dispersione scolastica e meno inclusione; meno personale Ata significa scuole meno sicure e segreterie in difficoltà.

Una legge di Bilancio non può essere una cambiale elettorale: deve guardare al futuro, non al prossimo consenso.

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LEGGE BILANCIO 2027: “Manovra di bonus e misure a scadenza, affossa scuola e sanità”
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