(Roma, 21 ottobre 2026) – Quello a cui assistiamo, nelle risposte non solo di ieri ma da anni, è il tentativo del Governo Meloni di rincorrere il disagio e la rabbia sociale con norme simboliche, nuovi reati e aggravanti, scaricando le responsabilità sui sindaci, sulle famiglie, sempre su qualcun altro.
Mi preoccupa profondamente il messaggio che rischiamo di trasmettere: che dei giovani bisogna avere paura.
Gli episodi di violenza a Milano e in altre città vanno condannati con fermezza, senza alcuna giustificazione. Ma abbiamo anche il dovere di interrogarci sulle cause della rabbia, del disagio e del senso di esclusione che attraversano una parte delle nuove generazioni.

Le semplificazioni messe in atto in questi quattro anni dal Governo Meloni sono pericolose perché cercano sempre un colpevole da individuare e criminalizzare, mentre si continuano a tagliare proprio quelle risorse di cui i sindaci avrebbero bisogno per investire nella prevenzione, nell’integrazione e nella capacità di intercettare il disagio prima che esploda.

Negare la complessità dei problemi e alimentare l’allarme sociale non significa garantire maggiore sicurezza. Significa continuare a proporre ricette che hanno già dimostrato di non funzionare.
E c’è un rischio ancora più grave: indebolire gli argini della nostra democrazia. L’ipotesi, discussa nel Governo, di attribuire ai militari funzioni di polizia giudiziaria deve preoccupare tutti.
La sicurezza è un diritto dei cittadini, ma non si costruisce criminalizzando i giovani, comprimendo il dissenso o rinunciando alla prevenzione. Si costruisce con politiche serie, risorse adeguate e rispetto delle garanzie democratiche.

Qui il mio commento di stamane alla trasmissione Agorà sul Rai3

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GIOVANI IN RIVOLTA: “Violenze da condannare fermamente. Interroghiamoci sulle cause di rabbia, disagio e senso di esclusione”