(Roma, 25 settembre 2026) – La scuola è il più grande investimento democratico del Paese. È il luogo nel quale ogni bambina e ogni bambino, qualunque sia la propria origine, impara la lingua, incontra i valori della Costituzione, costruisce relazioni e acquisisce gli strumenti per diventare libero e responsabile. Per questo trovo profondamente sbagliato che, all’inizio di un nuovo anno scolastico, il Governo Meloni scelga di spostare il dibattito sui tetti alle classi, sugli obblighi per le famiglie e sui divieti legati all’abbigliamento, invece di affrontare i problemi reali della scuola.

Annunciare da un palco di partito un provvedimento in arrivo in Consiglio dei ministri, con misure che sembrano rincorrere la destra più estrema, a partire da Vannacci, non ha nulla a che vedere con le vere esigenze educative delle nostre scuole.

La scuola come sottolinea anche la nostra responsabile nazionale Scuola, Irene Manzi “avrebbe bisogno di parlare di qualità dell’insegnamento, continuità didattica, precariato, sostegno, edilizia scolastica, tempo pieno, contrasto alle disuguaglianze educative, insegnamento dell’italiano e risorse adeguate per la coesione educativa e sociale. Sono questi i problemi che famiglie, studenti e insegnanti affrontano ogni giorno. Trasformare invece la presenza di bambini e bambine di origine straniera in un’emergenza da contenere significa costruire una contrapposizione identitaria che nelle aule, nella realtà, spesso non esiste. I bambini non sono numeri da distribuire, ma persone da accompagnare nella crescita e nell’apprendimento“.

E oggi, puntualmente, alle parole sono seguiti i fatti. Il Governo Meloni ha approvato un decreto-legge sulla scuola inutile, inefficace e soprattutto inaccettabile. In un Paese in cui quasi il 10% dei ragazzi abbandona precocemente gli studi e in cui una quota ancora troppo alta di bambini resta fuori dai percorsi educativi nei primi anni di vita, il Governo sceglie di intervenire sui numeri e sulla provenienza degli studenti invece che sulle disuguaglianze educative e sulle condizioni delle scuole. Non c’è una sola misura che risponda a un bisogno educativo. Tutte, al contrario, sembrano contraddire ciò che la pedagogia e l’esperienza quotidiana degli insegnanti ci dicono da anni: l’inclusione si costruisce con risorse, non con barriere.

Potevano fare tante cose per la scuola: hanno scelto la via più facile della demagogia, alimentando una contrapposizione che non aiuta né gli studenti, né gli insegnanti, né le famiglie. E a pagare il prezzo di queste scelte rischiano di essere ancora una volta i più piccoli e il futuro del Paese.

E dove esistono situazioni di particolare concentrazione, servono programmazione, organici adeguati, italiano come seconda lingua, mediazione culturale e collaborazione con le famiglie.

La scuola della Costituzione non divide tra “noi” e “loro”. Al contrario, riduce le disuguaglianze di partenza e costruisce appartenenza attraverso diritti, doveri e responsabilità condivise.

Una comunità educante tende la mano e offre a tutti e tutte le stesse possibilità di apprendere, partecipare e crescere. Nessuno escluso. Una scuola che include senza separare e costruisce coesione senza cancellare le differenze.

Qui il mio intervento alla trasmissione ‘Inside‘ su ‘Rainews24‘.

Share Button
SULLA SCUOLA LA PROPAGANDA DELLA DESTRA SULLA PELLE DEI BAMBINI
Tag: