La casa non è una merce né un privilegio: è un diritto fondamentale e la condizione che permette alle persone di costruire autonomia, famiglia e futuro. Eppure oggi l’emergenza abitativa colpisce studenti, giovani coppie, anziani, famiglie, lavoratori e una parte sempre più ampia del ceto medio.
Di fronte a un problema così complesso, così grande, servirebbe una svolta vera, servirebbe una strategia nazionale capace di affrontare strutturalmente l’emergenza abitativa. E invece il decreto che il Governo ci presenta oggi, dopo quattro anni di annunci vuoti, è un provvedimento nel migliore dei casi inutile e per certi versi dannoso, perché prima di tutto è incapace di leggere il bisogno abitativo in modo adeguato.
Mentre oltre 650 mila domande di alloggi popolari restano inevase, il decreto Salvini-Meloni sulla casa mette in piedi un vero e proprio piano di svendita del patrimonio di edilizia pubblica anziché rafforzarlo. Cioè mentre aumenta la domanda di edilizia pubblica, il Governo fa esattamente l’opposto di quello che servirebbe. Non ci sono risorse nuove: i miliardi annunciati sono in larga parte fondi già destinati ad altri interventi, sottratti a Regioni e territori. Nel frattempo vengono lasciati senza copertura il sostegno agli affitti e alla morosità incolpevole, scaricando ancora una volta sui Comuni il peso dell’emergenza sociale.
Si centralizzano le decisioni attraverso un commissario straordinario, si mortifica il ruolo delle autonomie locali e si affida il social housing alle logiche del mercato, favorendo grandi operatori e investitori privati senza garantire alloggi davvero accessibili a tutti. Viene ignorato anche il contributo prezioso della cooperazione abitativa, che ha rappresentato e continua a costituire una parte importante della storia e delle politiche abitative nel nostro Paese.
Noi proponiamo un’altra strada: investimenti stabili nell’edilizia pubblica, recupero del patrimonio sfitto, rifinanziamento dei fondi per l’affitto, sostegno ai canoni concordati, rigenerazione urbana, efficienza energetica e una regolazione seria degli affitti brevi. Perché il diritto all’abitare significa contrastare disuguaglianze e fragilità e decidere quale idea di città e di società vogliamo costruire.
Per queste ragioni il Partito democratico voterà convintamente contro questo decreto. Continueremo a batterci perché la casa torni al centro delle politiche pubbliche non come occasione di profitto e di speculazione per pochi, ma come diritto da garantire a tutte e tutti.

