(Roma, 16 giugno 2026) – Il Piano Casa del governo Meloni nasce con l’obiettivo dichiarato di recuperare centomila alloggi in dieci anni, ma presenta criticità profonde.

E’ innanzitutto un provvedimento calato dall’alto, senza un reale confronto con Regioni, Comuni e operatori del settore. C’è il rischio concreto di indebolire e snaturare l’edilizia residenziale pubblica proprio mentre cresce il disagio abitativo. Trovo incomprensibile che, in una fase storica in cui aumentano povertà e fragilità sociali – come ci ricordano anche gli ultimi dati della Caritas, che evidenziano quanto la povertà economica si intrecci sempre più con quella abitativa – si arrivi perfino a parlare di dismissione del patrimonio pubblico. È un controsenso che rischia di ridurre ulteriormente la capacità dello Stato di dare risposta alle oltre 650.000 domande inevase di casa.

Anche sul fronte delle coperture economiche emergono forti perplessità: c’è un problema di inadeguatezza quantitativa delle risorse pubbliche attivate, ma anche della modalità con cui queste risorse vengono recuperate. Il rischio è quello di smontare meccanismi di finanziamento già destinati ad altri progetti programmati dalle amministrazioni comunali, creando ulteriore incertezza e scaricando sui territori il peso di scelte prive di una reale sostenibilità.

Questo Piano Casa è, inoltre, un’occasione mancata. Nel nostro Paese c’è l’urgenza di costruire una politica organica capace di rispondere anche a quella che è “fascia grigia” del bisogno abitativo: famiglie che non rientrano nei criteri dell’emergenza sociale ma che non riescono comunque ad accedere al mercato della casa. Il secondo pilastro e, ancor più, il terzo pilastro del Piano, così come sono stati concepiti, non hanno le caratteristiche necessarie per accompagnare il Paese verso questa direzione. Il rischio è di offrire risposte troppo selettive, concentrate solo in alcuni contesti urbani e affidate prevalentemente alle logiche del mercato.

Per il Partito Democratico serve invece una politica della casa più organica e strutturale: rafforzare l’edilizia residenziale pubblica con risorse stabili e adeguate; rifinanziare il fondo sostegno affitti e quello per la morosità incolpevole; sostenere i canoni concordati e le locazioni di lunga durata; integrare le politiche abitative con la rigenerazione urbana e l’efficienza energetica. Chiediamo inoltre di superare una governance troppo centralizzata che presuppone per giunta la figura del commissario con poteri e competenze straordinari, valorizzando il ruolo di Regioni e Comuni.

La casa non può essere affidata soltanto alla finanziarizzazione o alle dinamiche del mercato: deve tornare a essere un diritto garantito attraverso una forte responsabilità pubblica e risposte concrete ai bisogni reali delle persone.

Qui sotto per rivedere il convegno di Legacoop Nazionale

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PIANO CASA: “Rischio che diventi un’occasione mancata”
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