(Roma, 4 giugno 2026) – La decisione della Commissione europea di concedere all’Italia un margine di flessibilità fino a 14 miliardi di euro nei prossimi tre anni è certamente una buona notizia. Ma è importante dire con chiarezza che queste risorse non potranno essere utilizzate per qualsiasi finalità. L’Europa ha indicato una direzione precisa: accelerare gli investimenti nella transizione energetica, nelle energie rinnovabili, nei sistemi di accumulo e nell’ammodernamento delle reti.
In altre parole, l’Italia potrà utilizzare questo spazio di bilancio per fare ciò che il Governo Meloni avrebbe dovuto fare già in questi anni: ridurre la propria dipendenza dalle fonti fossili e rafforzare la propria autonomia energetica. Non potrà invece impiegarlo per finanziare misure temporanee e generalizzate come, ad esempio, l’abbattimento delle accise sui carburanti, che erano tra le ipotesi avanzate dall’Esecutivo.
Più che una vittoria della linea sostenuta da Giorgia Meloni, la decisione europea conferma l’impostazione proposta dalle forze politiche progressiste in Europa che da tempo chiedevano all’Unione di sostenere con maggiore forza gli investimenti necessari alla transizione energetica. Ed è pura propaganda il tentativo della Presidente del Consiglio di presentare questa concessione della Ue come una conferma della propria strategia. Perché non è esattamente così.
La realtà è che l’Italia arriva a questo appuntamento dopo che le forze di destra hanno sempre criticato il Green Deal e ogni tentativo di andare nella direzione delle rinnovabili. Attraverso il PNRR, per il quale FdI votò contro, il nostro Paese aveva già a disposizione circa 70 miliardi di euro destinati, direttamente o indirettamente, alla transizione energetica e alla sostenibilità. Risorse che avrebbero dovuto consentire un’accelerazione decisiva degli investimenti green. Invece il Governo Meloni ha rallentato, modificato programmi, cambiato priorità, mettendosi spesso di traverso proprio rispetto a quegli interventi che avrebbero dovuto accompagnare la crescita delle energie rinnovabili e renderci più indipendenti dalle fonti fossili. A volte anche difendendo logiche e strumenti con lo scopo di ostacolare il processo decisionale europeo.
Come Pd accogliamo con favore la scelta dell’Europa di mettere a disposizione nuovi margini di flessibilità. Ma allo stesso tempo siamo preoccupati, perché in questi quattro anni l’Esecutivo ha dimostrato di non aver fatto nulla di concreto per migliorare la sicurezza e l’indipendenza energetica del nostro Paese.
C’è poi un altro punto sul quale è necessario essere sinceri con i cittadini. Non esistono risorse “liberate” dall’Unione europea da poter essere utilizzate per cancellare o ridurre le accise sui carburanti ormai alle stelle per effetto delle guerre scatenate da Putin e da Trump. Il motivo è semplice: il Governo non aveva previsto nel bilancio investimenti aggiuntivi sulle rinnovabili tali da generare spazi finanziari alternativi. È esattamente la ragione per cui lo stesso ministro Giorgetti invita alla “prudenza” e all'”attenzione”: perché sa bene che questa misura non consentirà all’Esecutivo di fare ciò che alcuni esponenti della maggioranza continuano a promettere. E infatti il rifinanziamento dei tagli alle accise, se ci sarà, sarà ricavato dalla tassazione indiretta.
A farne le spese saranno sempre le nostre imprese, la nostra economia e, in ultima analisi, i cittadini italiani. Per questo oggi più che mai serve meno propaganda, più visione e capacità di utilizzare le opportunità che l’Europa mette a disposizione del nostro Paese.
Qui per rivedere il mio intervento alla trasmissione ‘Inside‘ su ‘RaiNews24‘

