(Roma, 7 aprile 2026) – Nemmeno oggi di fronte alle parole del Presidente Trump che minaccia di distruggere l’intera civiltà iraniana è arrivata una parola di condanna della guerra da parte del Governo Meloni.

Lo stesso ministro della Difesa Guido Crosetto, chiamato a informare la Camera sull’utilizzo della basi militari americane in territorio italiano, non ha neanche avuto il coraggio di dire che Trump sta sbagliando e va fermato.

Un’ambiguità preoccupante che sposa e prolunga quell’inaccettabile “non condivido e non condanno” pronunciato dalla Presidente Meloni dopo l’attacco militare di Trump e Netanyau all’Iran lo scorso 28 febbraio. Una posizione che oggi mostra tutti i suoi limiti di fronte a un conflitto dalle conseguenze potenzialmente incalcolabili.

C’è poi un nodo cruciale: l’utilizzo delle basi militari italiane. Il ministro Crosetto si è limitato a fare un lungo elenco di come si sono comportati i governi del passato, senza dire nemmeno una parola sul fatto che le basi italiane non saranno mai utilizzate per azioni di guerra. Una questione che non è affatto tecnica ma politica. Riguarda la sovranità nazionale, il rispetto della Costituzione e la sicurezza dei nostri militari. Se l’Italia non è parte del conflitto, questa posizione deve tradursi in scelte coerenti e verificabili.

Oggi siamo in uno scenario nuovo e pericoloso, in cui si parla persino di rischio nucleare. Di fronte a tutto questo, servono trasparenza, responsabilità e una chiara assunzione di posizione politica. Ogni coinvolgimento, diretto o indiretto, deve passare dal Parlamento.

E fa specie sentire il ministro Crosetto dirsi preoccupato per l’Onu, la cui credibilità è stata proprio la destra di Giorgia Meloni, per prima in Europa, a minare, dicendo sì alla nuova dottrina Trumpiana fondata sul club privato del ‘Board of peace’. Loro che sono rimasti osservatori, se non complici, di chi sta sta lasciando morire l’Onu.

Altri Paesi europei hanno già fatto scelte nette, negando supporto logistico a operazioni militari unilaterali. Anche l’Italia deve chiarire da che parte sta. Le alleanze non sono in discussione, ma lo è il giudizio sulle azioni in corso. L’azione americana è priva di giustificazioni e del tutto fuori dai canali del diritto internazionale.

Dire “no” quando necessario non è un atto ostile: è una scelta di responsabilità e di dignità. Oggi è in gioco la credibilità internazionale dell’Italia. E, soprattutto, la capacità di stare dalla parte giusta della storia.

Qui il mio intervento alla Camera

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GUERRA IRAN: “Dal Governo nemmeno una parola di condanna di fronte alle minacce di morte di Trump”