(Roma, 24 marzo 2026) – “Giorgia Meloni visto il risultato, vista la partecipazione, l’affluenza alle urne, deve dimettersi?” – mi ha chiesto stamattina il conduttore di ‘Inside 24‘ su ‘Rai News24‘, Roberto Vicaretti.

Noi continuiamo a ribadire con chiarezza quanto abbiamo affermato in campagna elettorale: vogliamo battere Giorgia Meloni alle prossime elezioni politiche.

Sicuramente la sonora bocciatura al referendum è una sconfitta che pesa per tutta la destra e che conferma, ancora una volta, quanto la Costituzione e suoi principi siano un punto di riferimento fondamentale per i cittadini, anche per quella fascia più giovane che ha contribuito in modo decisivo alla vittoria del NO al referendum.

Mi auguro che ora il Governo torni finalmente a occuparsi dei problemi reali del Paese: dal caro energia alle liste d’attesa nella sanità, fino alla precarietà del lavoro. Su questi temi li sfideremo in Parlamento, avanzando le nostre proposte.

Il Pd è sempre stato compatto nei passaggi parlamentari sulla riforma e i nostri militanti si sono mobilitati con determinazione per raggiungere questo risultato sul cui esito ha pesato anche il contesto internazionale: Trump non spaventa solo per le guerre, per le scelte scellerate che influenzano la nostra economia, ma come modello di potere senza limiti. Un modello a cui guarda una parte della destra, da Meloni a Salvini, fino al sostegno a Orban. E i cittadini lo hanno capito.

La scelta della segretaria Elly Schlein e del gruppo dirigente dem di fare della campagna una battaglia convinta a sostegno della Costituzione ha intercettato un sentimento profondo del Paese. Oggi il Partito è più forte e caricato di una responsabilità ancora maggiore. Per questo è una buona notizia che anche Conte si sia espresso positivamente sulle primarie: ora bisogna lavorare alle modalità e consolidare il lavoro fatto in Parlamento e fuori. C’è un patrimonio politico e umano che vogliamo portare al tavolo della coalizione, per rispondere alla domanda di partecipazione e di alternativa che c’è nel Paese.

Qui per rivedere la prima parte dell’intervista a ‘Inside 24’ su ‘Rai News24’.

La bella vittoria del NO al referendum del 22 e 23 marzo, segnata da una partecipazione rilevante, carica il Partito democratico e la politica di una grande responsabilità. Non dobbiamo infatti dimenticare che quei 14 milioni di voti che domenica e lunedì hanno bocciato la riforma Nordio-Meloni non rappresentano automaticamente un elettorato progressista o di centrosinistra.

Per questo come Partito democratico, in questi mesi in cui eravamo impegnati per il referendum, abbiamo anche promosso una campagna d’ascolto nel Paese, mettendo a fuoco i temi fondamentali, la salute, la scuola, la formazione, la ricerca, le politiche industriali, la transizione energetica, la lotta alla crisi climatica. Un patrimonio importante da portare al tavolo della coalizione per consolidare un’alternativa credibile a questo Governo.

Come Partito democratico siamo consapevoli del dovere e della responsabilità di rispondere a quella domanda di partecipazione che si è espressa nel voto di ieri: una domanda che non è una fiducia in bianco verso il centrosinistra, ma a cui noi vogliamo parlare con proposte concrete e con la capacità di costruire una coalizione unita, credibile e pronta a governare, per realizzare un vero cambiamento nel Paese.

Qui per rivedere la seconda parte dell’intervista a ‘Inside 24‘ su ‘Rai News24

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REFERENDUM MAGISTRATURA: “Vittoria del NO successo della democrazia. Sonora sconfitta per la destra”
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