
(Como, 5 marzo 2026) – È preoccupante che Regione Lombardia non si stia facendo carico concretamente della sorte delle sedi provinciali del Comitato Olimpico Nazionale Italiano, come quella di Como che, insieme a molte altre in tutta Italia – ad esempio Sondrio e Monza per rimanere in Lombardia – sono costrette a lasciare la propria sede storica e a convivere con l’incertezza di una sistemazione stabile. La riorganizzazione avviata da Sport e Salute, come già evidenziato in un’interrogazione presentata qualche mese fa dal collega Pd Mauro Berruto, comporta infatti la chiusura o la dismissione di decine di presidi territoriali lasciando alcuni Comitati locali e anche diverse Federazioni sportive senza un luogo fisico di riferimento per la loro attività associativa.
Sport e salute Spa – come ha spiegato il consigliere regionale Angelo Orsenigo – “è una società interamente partecipata dal Ministero dell’Economia e delle finanze, quindi di competenza del Ministro lombardo Giorgetti, e opera nell’ambito della promozione dello sport e del supporto alle associazioni sportive. Il piano di riorganizzazione aziendale riguarda almeno 36 sedi sul territorio nazionale, con potenziali ricadute occupazionali e impatti sull’erogazione dei servizi di assistenza. Volevamo sapere se la Giunta regionale intendesse adottare iniziative di affinché sia sospeso o rivisto il piano di chiusura in attesa di una valutazione degli effetti sul sistema sportivo territoriale, sull’occupazione e sulla coesione sociale”.
È irrispettoso e poco dignitoso che chi crede nei valori profondi dello sport – valori che uniscono comunità, promuovono inclusione e costruiscono identità collettive – si trovi a dover elemosinare spazi di fortuna per continuare ad operare sul territorio.
A Como, Federazioni come quelle della pallavolo, del basket, del ciclismo o dei cronometristi ma anche associazioni che promuovono la cultura dello sport, che fino ad oggi hanno potuto contare sugli spazi del Coni per coordinare le proprie attività, si trovano ora di fronte a difficoltà reali nel trovare sedi stabili in città o altrove, visti i costi degli affitti proibitivi.
Lo sport di base vive di volontariato, passione e radicamento territoriale. Per questo motivo, sarebbe auspicabile un maggiore impegno istituzionale affinché queste realtà possano continuare a operare in condizioni di stabilità e dignità, salvaguardando il valore sociale ed educativo che esse rappresentano per le comunità locali.

