(Roma, 19 febbraio 2026) – Le parole pronunciate ieri dal Presidente Sergio Mattarella che a sorpresa ha deciso di presiedere il Consiglio Superiore della Magistratura riunito in seduta ordinaria – fatto mai accaduto in undici anni – sono state di altissimo profilo istituzionale e costituzionale.
Settanta secondi che meritano ascolto, che rappresentato un forte richiamo al rispetto reciproco tra gli organi dello Stato e alla necessità, per tutte le forze politiche, di abbassare i toni.
Al contrario, da settimane si assiste ad un’azione costante di delegittimazione della Magistratura soprattutto da parte del Governo e delle forze di maggioranza.
E anche ieri, a poche ore dall’intervento di Sergio Mattarella, la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni decide invece di alzare il livello dello scontro istituzionale e pubblica l’ennesimo video sui social contro l’operato dei giudici, l’ennesimo attacco alla Magistratura in presenza di sentenze non gradite. Una reazione istituzionale sconcertante grave e irrispettosa del Colle.
Il punto centrale resta e rimane lo stesso: i giudici applicano le leggi. Quando stabiliscono che alcune scelte del governo sono contrarie alla legge, esercitano semplicemente la loro funzione.
Nessun potere, nemmeno quello esecutivo, può collocarsi al di sopra della legge. Mettere in discussione questo principio significa indebolire l’equilibrio democratico.
Ed è proprio sull’equilibrio tra i poteri dello Stato che si concentra la posta in gioco del referendum.
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