(Roma, 18 febbraio 2026) – «Questa è memoria di sangue, di fuoco, di martirio, del più vile sterminio di popolo, voluto dai nazisti di Von Kesselring e dai loro soldati di ventura, dell’ultima servitù di Salò, per ritorcere azioni di guerra partigiana». Le parole di Salvatore Quasimodo, incise sull’epigrafe alla base del faro monumentale della collina di Miana che sovrasta Marzabotto, rappresentano più della cronaca di una strage nazifascista: evocano lo spirito di un popolo e il valore civile della memoria.
È proprio da Marzabotto che prende avvio il libro di Andrea De Maria, “A partire da Marzabotto. Fare politica della Memoria fra impegno civile e istituzioni”, presentato alla Camera dei Deputati. Luogo simbolo della Resistenza, teatro dell’eccidio compiuto nel 1944 dalle SS guidate da Albert Kesselring con la complicità fascista, Marzabotto non è però soltanto il luogo della strage, il simbolo di una delle più gravi stragi nazifasciste ma un luogo fondativo dell’identità democratica italiana. Qui si sono incontrate le culture politiche antifasciste che hanno contribuito alla nascita della Costituzione repubblicana. Marzabotto e Monte Sole sono i luoghi in cui cattolici e socialisti seppero costruire un progetto comune, ponendo le basi della convivenza e della nostra identità democratica.
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