(Roma, 3 febbraio 2026) – Alla Camera si è tenuto il convegno promosso dal Gruppo del Partito Democratico per i 50 anni dalla Relazione di minoranza della Commissione parlamentare d’inchiesta sul fenomeno della mafia in Sicilia, che ha rappresentato una svolta nella storia dell’antimafia italiana, redatta nel 1976 a fine legislatura dall’onorevole Pio La Torre insieme al giudice Cesare Terranova. Un documento di straordinario valore storico, politico, civile e giudiziario che, per la prima volta, ebbe il coraggio di nominare ciò che fino ad allora era rimasto ai margini del dibattito istituzionale: il legame strutturale tra criminalità organizzata, sistema economico e potere politico.

Quella relazione seppe criticare con lucidità le omissioni della relazione di maggioranza e offrì una chiave di lettura nuova del fenomeno mafioso, non come semplice questione di ordine pubblico ma come sistema di potere radicato nella società e nelle istituzioni. Fu un atto di verità e di responsabilità che anticipò di anni la comprensione della scalata dei corleonesi ai vertici di Cosa Nostra.

Da quel lavoro nacquero le basi della legge Rognoni-La Torre del 1982, che introdusse il reato di associazione mafiosa e rese possibile la confisca dei patrimoni illeciti, colpendo le mafie nel loro cuore economico e restituendo risorse e dignità ai territori. Una scelta che ha segnato la nascita della moderna antimafia sociale e politica, diventando un modello anche per altre legislazioni europee.

Ricordare quindi l’immensa opera di Pio La torre nella lotta alla mafia, significa comprenderne meglio il suo contributo e fare il punto su dove siamo arrivati e dove ancora possiamo andare per sconfiggere questo fenomeno odioso e violento. Perché la mafia come ricordava Giovanni Falcone, è un fenomeno umano e dunque destinato a finire, ma solo se affrontato con l’impegno costante delle istituzioni e dei cittadini onesti, non attraverso eroismi isolati ma con un’azione collettiva culturale e condivisa.

Oggi quella lezione è più attuale che mai. In un contesto segnato da promesse roboanti e da un progressivo allentamento dei controlli, dei presìdi di prevenzione e degli strumenti di contrasto, il rischio è quello di indebolire proprio l’impianto costruito con fatica in decenni di lotta alle mafie.

Ricordare La Torre e Terranova non è dunque un esercizio di memoria, ma un atto politico necessario per richiamare tutti, dal Governo ad ogni singolo cittadino alle proprie responsabilità e ribadire che legalità, giustizia sociale e libertà sono inseparabili.

Qui sotto per rivedere il convegno.
 

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1976–2026: 50 anni dalla relazione che ha cambiato l’antimafia