(Roma, 28 gennaio 2026) – La visione dei valori che guidano l’azione del Partito democratico è molto chiara: oggi la sinistra è chiamata a riconoscere in Kiev, Gaza e Teheran i luoghi simbolici in cui si difendono libertà, diritti, l’umanità e la democrazia. Il Partito Democratico non è mai stato tiepido: abbiamo sostenuto l’Ucraina senza ambiguità e condannato con forza la repressione in Iran, schierandoci accanto alle donne e al popolo iraniano, così come abbiamo fatto e ancora facciamo per Gaza.
Di fronte a un mondo bullizzato da Trump e da chiunque usi la legge del più forte, del più ricco e del più potente l’Europa va difesa come spazio di democrazia e giustizia sociale, non resa subalterna.
La destra italiana sceglie l’accondiscendenza, noi rivendichiamo autonomia e visione europea. La leadership di Elly Schlein ha dato al PD una direzione chiara, rimettendo al centro disuguaglianze, lavoro, sanità, diritti e ambiente. Nel Partito Democratico, come è sempre stato nella sua storia, esiste un confronto tra sensibilità diverse che però sono l’anima e la natura del partito: non una debolezza, ma una ricchezza. C’è una leader ma non un capo assoluto. Alla leader spetta la sintesi. Non vogliamo essere quelli che si limitano a gestire l’esistente. Vogliamo essere quelli che lo trasformano, che affrontano le sfide sociali, economiche e ambientali con serietà, con senso delle istituzioni, e con l’idea che un’Italia più giusta non sia un’utopia, ma una responsabilità quotidiana. Cultura di governo significa ascoltare, fare sintesi e assumersi la responsabilità di cambiare il Paese.
È questa la sfida di una sinistra riformista che vuole trasformare l’esistente e restituire dignità alla politica. Se camminiamo insieme, con questa visione, possiamo costruire un Paese più equo, più forte, più libero. E possiamo restituire alla politica quel significato alto che deve sempre avere: servire la comunità, non servirsene.
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