(Roma, 20 marzo 2025) – L’attacco rivolto dalla Presidente del Consiglio Meloni al Manifesto di Ventotene, stilato nel giugno 1941 da Altiero Spinelli, Ernesto Rossi, Eugenio Colorni è un insulto inaccettabile. Un dileggio che risente di una lettura caricaturale, smozzicata, con citazioni storiche isolate dal contesto nel quale venne prodotto, e soprattutto prescinde dalla concreta opera politica svolta dal Movimento federalista europeo, di cui il Manifesto rappresenta soltanto una prima espressione, poi ridiscussa e corretta dai suoi stessi estensori, in primo luogo Spinelli, che nelle sue memorie ne rilevava, egli stesso, alcune ingenuità e forzature.

Gli autori lo scrissero mentre si trovavano sull’isola di Ventotene, confinati dopo aver trascorso lunghi anni in carcere per essersi opposti al regime fascista mentre quasi tutta l’Europa si trovava sotto il dominio della Germania nazista di Hitler. Da qui prende forma il pensiero che se ne possa uscire solo attraverso un rivolgimento dal carattere rivoluzionario. La loro tesi è che la restaurazione dei vecchi Stati nazionali, propensi a perseguire i loro interessi egoistici, anche se realizzata in forma democratica, avrebbe ricreato fatalmente il contesto conflittuale di guerre e regimi totalitari: «Risorgerebbero le gelosie nazionali – scrivono Spinelli e Rossi –, e ciascuno Stato nuovo riporrebbe le proprie esigenze solo nella forza delle armi».

Di qui la proposta di costruire una federazione europea senza più barriere economiche protezioniste, con una rappresentanza diretta dei cittadini negli organi centrali, munita di proprie forze militari, dotata dei mezzi sufficienti per instaurare un «ordine comune», pur lasciando ai diversi popoli larghi spazi di autonomia.

Richiamarsi al Manifesto di Ventotene, quindi, significa riconoscerne la forza visionaria e coglierne l’orizzonte di avanguardia. Un prezioso lascito non a caso eretto a fondamento dell’Europa di ieri, a partire dal 1952 con la creazione della CECA, del 1957 con la CEE, del 1992 con l’UE di Maastricht, dell’Europa di oggi e di domani.

Può essere anche legittimo criticarne i contenuti in nome di una visione di parte, nazionalista e sovranista, quando conviene, come ha fatto in Aula la Presidente del Consiglio Meloni. Ma dileggiare la visione politica di quegli uomini e delle donne che contribuirono a diffonderlo, farne un fantoccio polemico a 84 anni di distanza è un’operazione bieca e strumentale.

Il Manifesto di Ventotene è, come ha ribadito anche il Presidente della Repubblica durante la sua visita sull’isola, “una lezione e un insegnamento senza scadenza, senza tempo” con valori “che erano allora richiesti ed espressi con una grande fede nella libertà, la fiducia nel corso della storia e anche il coraggio di posizioni di assoluta avanguardia”. Una lezione di “grande attualità” che non smetteremo mai di difendere e di perseguire.

Di fronte al penoso attacco della Presidente del Consiglio Giorgia Meloni viene allora da ripetere le parole che il senatore e partigiano Vittorio Foa disse al senatore fascista Giorgio Pisano: “Se aveste vinto voi, io sarei ancora in prigione. Siccome abbiamo vinto noi, tu sei senatore“.

Qui il suggestivo intervento di Federico Fornaro in Aula in risposta all’attacco della premier Meloni su Ventotene

“Un atto grave nei confronti della storia e di questo Paese. Il Manifesto di Ventotene è da tutti gli storici riconosciuto. E’ l’inno dell’Europa federale, con un Parlamento federale, un Governo federale contro i nazionalismi, che sono stati il cancro del ‘900 che hanno prodotto due guerre mondiali con milioni di morti. Usare in questo modo la memoria di Ventotene, irriderla significa oltraggiare la memoria di Altiero Spinelli, considerato da tutti il padre dell’Europa, di Ernesto Rossi, di Eugenio Colorni. 

“Noi siamo qui in questo Parlamento, Lei presiede il Governo di questa democrazia grazie a quegli uomini che non possono essere insultati, non possono essere derisi, non si può fare loro la caricatura, non è accettabile! Lei deve dire parole di verità, Lei è la presidente del Consiglio della Repubblica italiana. Il Parlamento è un luogo sacro della democrazia e noi siamo qui grazie a quegli uomini e a quelle donne. A quelle donne che riuscirono a far uscire da Ventotene quel documento e che fecero in modo si diffondesse. Quei visionari nel 1941 erano confinati politici, eravamo nel pieno della guerra, dove sembrava stessero per vincere i nazisti e ci diedero una visione. 

Si inginocchi, la Presidente del Consiglio, di fronte a queste donne e uomini, altro che dileggiarli. Vergogna!”
 

 

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VENTOTENE: “Inaccettabile irridere i padri dell’Europa. Non c’è rivincita sulla storia”
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